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dipinti sul Carnevale a Milano
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Milano e il Rito Ambrosiano:
Nella Quaresima si digiunava (astensione dal pranzo) tutti i giorni eccetto
il sabato e la domenica, uso estraneo alle chiese occidentali ma presente
in quelle orientali. Il digiuno finiva il giovedì santo ed iniziava dalla
sesta domenica prima della domenica di Pasqua.
A Milano, nel computo della Pasqua secondo le fasi lunari, si seguiva la tradizione
alessandrina e non quella romana.
Per capire il perché di questo stato di cose, bisogna risalire al tempo in
cui S. Ambrogio era Vescovo di Milano: da Roma era arrivata una circolare,
secondo la quale la Quaresima doveva durare 40 giorni; se in questi si comprendevano
le domeniche si poteva allungare il Carnevale di cinque giorni (tanti quante
sono le domeniche del periodo di Quaresima), se si escludevano, il Carnevale
doveva essere accorciato di altrettanti giorni.
S. Ambrogio incluse le domeniche, allungando così di cinque giorni il periodo
carnevalesco. (
sito Storia Di Milano )
Questa abitudine fu tollerata, ma nel corso dei secoli, più volte si é cercato
di eliminarla.
- gennaio 1571: Inizia la battaglia di Carlo Borromeo contro i festeggiamenti
del Carnevale. Rivendica in particolare l'uso quaresimale dell'ultima domenica.
- 1574: S. Carlo Borromeo convince i fedeli a rinunciare ad un giorno del
loro Carnevale, in modo da farlo finire alla mezzanotte del sabato e non più
della domenica. (
Storia di Milano cronologia 1574 )
- 1576: con la scusa delle epidemie, Carlo Borromeo tentò di proibirne i sollazzi,
ma vi riuscì soltanto per quel che riguardava lo spazio di piazza del Duomo.
Una delegazione di cittadini pensò di appellarsi addirittura al Papa se il
severo Borromeo non avesse modificato le sue pretese.
- 1630: il Cardinal Federico Borromeo e gli spagnoli, dopo la peste del 1630,
emanarono una "grida" per togliere quei quattro giorni i festeggiamenti in
più dei milanesi; non ci riuscirono, come dimostra ancora oggi la tradizione...
E' così che ancora oggi sono quattro i giorni in più del Carnevale Ambrosiano
rispetto a quello Romano.
LA LEGGENDA:
Una leggenda inventata ad arte al tempo di san Carlo, racconta che ci fu una
tremenda epidemia di peste che obbligò la città di Milano a rimanere, in quarantena
per molto tempo, nessuno poteva entrare o uscire dalle mura. Il cibo scarseggiava
costringendo gli abitanti in un semidigiono forzato.
Quando la situazione migliorò, i poveri Milanesi avrebbero dovuto iniziare
il digiuno quaresimale...
Naturalmente, desideravano festeggiare il carnevale, almeno gli ultimi tre
giorni rimasti prima della Quaresima, cosìl vescovo di Milano andò dal Papa,
per raccontare quanto la gente aveva sofferto durante la peste.
Il papa , commosso dal racconto del vescovo Carlo, cedette, e firmò una bolla,
cioè un documento, in cui si dava alla Diocesi di Milano il diritto di festeggiare
il carnevale ambrosiano
fino al sabato che precede la 1° domenica di quaresima, per sempre.
Un'altra leggenda popolare, racconta che il vescovo Ambrogio fosse in ritardo,
per un lungo viaggio a Roma.
Una delegazione gli andò incontro, preoccupata dell'arrivo della quaresima.
Quei fedeli erano preoccupati di una sola cosa: l'assenza del prelato avrebbe
potuto bloccare i festeggiamenti del carnevale.
Ambrogio accordò in tal modo l'<<habeatis grassum>> per i giorni di assenza
e la sua diocesi, che godeva di particolari privilegi, poté divertirsi sino
al sabato: da qui la tradizione di un carnevale più lungo. |
Se andate in Val Brembana potete visitare la casa di Arlecchino:
museo di arlecchino
COLOMBINA
Maschera anch'essa Veneziana, é la fidanzata di Arlecchino, nota anche come
Corallina o Smeraldina. Graziosa, simpatica, furba, sveglia, e un po' pettegola,
é molto affezionata alla sua padrona Rosaura; guai a chi le manca di rispetto!
Non porta la maschera, ed indossa un abito a strisce bianche e blu con un
grembiule verde arricciato su un fianco, sul capo una cuffietta bianca.
MENEGHINO
E' la maschera tipica di Milano.
Il suo nome deriva dal diminutivo di Domenico (Menico/Meneghin) o più semplicemente
dal soprannome dei servi che la Domenica, accompagnavano le nobili milanesi
a messa o a passeggio chiamati appunto "Domenighini/Domenighin".
Secondo altri deriverebbe dal Menego del Ruzzante o dal Meneghino (Domenichino)
della Lena dell'Ariosto.
Nasce
intorno al 1600, grazie alla penna del commediografo Carlo Maria Maggi, che
modificando una maschera già presente da tempo a Milano, ne crea un servitore
rozzo, ma fedele e di buon senso; gli diede inoltre il cognome di Pecenna,
"parrucchiere", per la sua abilità nel deridere i vizi degli aristocratici.
Ha un carattere bonario, allegro ed estroverso. Amante della vita tranquilla,
ha un alto senso morale ed una buona dose di saggezza. Generoso, schietto
e sbrigativo non sa mai stare senza far nulla; l'espressione milanese "dirla
in buon meneghino" significa, infatti parlare chiaro e schietto.
Ama la buona tavola, ed un fetta di panettone lo può commuovere perché gli
ricorda il "suo Duomo" e la "sua Milano".
Desideroso di mantenere la sua libertà, non fugge quando deve schierarsi al
fianco dei suoi cittadini, per questo, durante l'insurrezione delle Cinque
Giornate di Milano nel 1848, il popolo costruendo le barricate mise la sua
immagine come baluardo.
A Porta Ticinese, Meneghino, proveniente dalla campagna, incontra Cecca, la
sua futura moglie.
Cecca Di Berlinghitt (in milanese fronzoli, decorazioni), che di mestiere
smercia nastri alle clienti del marito.
Meneghin (nelle versioni più recenti),veste con casacca marrone, pantaloni
di panno verde listati di rosso, calze a righe rosse e bianche, cappello a
tricorno marrone con bordo rosso e parrucca con capelli raccolti in un codino.
A differenza di altri personaggi, non porta la maschera sul viso.
BALANZONE
Il Dottor Balanzone é la maschera tipica di Bologna; rappresenta un dottore
in giurisprudenza, laureato all'Università di Bologna, sua città natale e
capitale della cultura nel cinquecento.
E' giureconsulto, filosofo, avvocato, astronomo, medico. Si intende di tutto,
é pedante e sentenzioso con i suoi ragionamenti rigorosi e strampalati.
Sale sempre in cattedra dando consigli non richiesti e sommergendo gli ascoltatori
con un diluvio di parole, massime, discorsi pomposi in latino o greco, sgrammaticati
ed insulsi.
Parla dialetto traducendo talvolta le battute in italiano mantenendo il forte
accento Bolognese.
E' amante, della buona tavola e del buon vino.
L'aspetto é imponente, rotondo, pieno di buon umore. Le guance sono rosso
vino e porta un gran paio di baffi all'insù.
Toga lunga e nera, panciotto nero, pantaloni al ginocchio neri con calze bianche
e scarpe anchesse nere con piccolo tacco.
Polsini e gorgiera bianchi, una grossa cintura alla vita con un pugnale o
un fazzoletto, ed un cappello nero a larghe falde. Praticamente é l'abito
dei medici nel Seicento.
Indossa una piccola maschera nera che ricopre soltanto le sopracciglia e il
naso.
Molto spesso tiene un libro sotto braccio che completa la sua immagine.
BRIGHELLA
Maschera bergamasca come quella di Arlecchino, ma come lui stesso ci tiene
a precisare, é nato a Bergamo Alta, mentre il suo degno compare Arlecchino
é nativo di Bergamo Bassa.
Non é solo servo, ma s'ingegna in altri mestieri. Nel corso degli anni migliora
nel carattere, mitigando le proprie scelleratezze.
Mente
pronta e agile é: intrigante,coraggioso, chiacchierone, bugiardo e soprattutto
la maschera più litigiosa (attaccabrighe=brighella).
E' abile nel suonare e cantare e, nonostante l'atteggiamento un po' fanfarone
ed arrogante, é sostanzialmente fedele ed altruista.
La maschera originaria indossava una gonna bianca listata di verde che, con
il passare degli anni lasciò il passo all'odierna divisa:
una livrea con calzoni, giacca e mantello bianchi listati di verde, mezza
maschera nera o verde oliva con un bel naso aquilino e, una folta barba nera
o un bel paio di baffi da cavaliere; berrettone bianco con profili verdi che
richiamano il vestito.
Come accessori porta attaccati alla cintura, un bastone (meglio un mestolo
di quelli utilizzati per rimentare la polenta), che con il passare del tempo
si é trasforato in spadino, ed una borsa di pelle.
PANTALONE
E' una delle più antiche maschere della commedia dell'arte. Maschera di Venezia,
rappresenta il ceto mercantile dell'antica Repubblica Veneziana.
Il suo nome deriverebbe da un antico santo protettore di Venezia, Pantaleone,
oppure da Pianta-leone, un'antico commerciante che quando acquistava terreni
piantava orgoglioso la bandiera con il Leone, simbolo di San Marco e vessillo
della Serenissima Repubblica; oppure deriverebbe ancora dai pantaloni indossati
dal personaggio.
Pantaleone é un vecchio mercante che amministra con molta parsimonia i suoi
averi; ricco, avaro, geloso e brontolone, diffidente, pettegolo ma anche vitale
e sensuale; é attratto malgrado l'età dalle giovani donne e solo con loro
é gentile e galante.
L'unica cosa che davvero gli interessa é il suo denaro e il commercio. Le
uniche persone che in qualche modo riescono a raggirarlo, sono la moglie e
la figlia.
Indossa lunghi pantaloni attillati e casacca di color rosso, un lungo mantello
nero, pantofole, maschera dal lungo naso a becco, alla cintura, un corto spadino
e la "scarsela" (ovvero la borsa con i denari).
PULCINELLA
Pulcinella, simbolo di Napoli, é la più nota maschera della tradizione italiana
meridionale.
Degno compare di Arlecchino é talvolta suo rivale, specialmente negli intrighi
amorosi.
Il suo nome sembra derivi da "pulcino" a causa del suo naso a becco e della
sua voce.
Servo o facchino ma comunque povero, sciocco ed insensato, a volte arguto,
pigro e credulone, con una furbizia eccezionale che lo aiuta a risolvere i
problemi più disparati; capace di grandi amori (spesso rivale di Arlecchino),
imbroglione e generoso, ha uno spirito allegro e generoso con il quale combatte
le avversità della vita, aiutandosi poi con una bella cantata.
E' un furbo travestito da sciocco, a volte é ricco o povero, prepotente o
codardo; altre volte presenta contemporaneamente i tratti in antitesi.
Il suo massimo ideale di vita é non far nulla e per soddisfare il suo appetito
inesauribile, é pronto a rubare, dire bugie e prendere bastonate.
Non riesce mai a stare zitto, tanto che é rimasto il modo di dire "é un segreto
di Pulcinella", per indicare qualche cosa segreta che tutti conoscono.
Ha la gobba ed il ventre sporgente; un'ampio camicione bianco chiuso da una
grande cintura nera (inizialmente una corda), tenuta bassa sopra i calzoni
cadenti anch'essi bianchi.
Porta sul viso una mezza maschera nera, solcata da profonde rughe e con un
grosso naso adunco, la voce é stridula e chioccia.
In epoca più recente lo troviamo più curato nel vestire, perde la barba e
la gobba, il coppolone sostituisce il cappello di feltro grigio.
STENTERELLO
Maschera Fiorentina, dallo spirito mordace e arguto tipico dei Toscani. A
volte marito tradito, a volte servo sciocco o intrigante; dice cattiverie
e parla spesso in versi.
E'
generoso con chi é più povero di lui, spesso in fuga dai creditori, con il
suo ottimismo, l'arguzia e la saggezza riesce a superare le avversità della
vita.
E' sempre pronto a fare la corte alle donne ma per un buon pranzetto, farebbe
di tutto, anche scordarsi dell'amore.
Il fisico é magro come di una presona che vive di stenti, porta una treccia
di capelli lunghi fino alla vita. Gli mancano due denti davanti e con il sughero
si dipinge due sopracciglia nere che gli arrivano fino alle orecchie.
Indossa una giacca blu con il risvolto delle maniche a scacchi rossi e neri.
Il panciotto verde pisello con pallini verdi più scuri, pantaloni corti e
scuri. Le calze sono di colore diverso, una rossa fermata dai pantaloni, l'altra
a strisce bianco - verde. Scarpe nere con la fibia.
In testa porta un cappello a barchetta nero e una parrucca con il codino.
CAPITAN SPAVENTO
E' la caricatura del soldato che si vanta continuamente delle proprie prodezze,
grandi imprese, grandi battaglie, ma che in realtà é un gran pauroso.
Indossa la divisa del soldato spagnolo, un grande cappello con piume. Porta
due terribili baffi sormontati da un grosso e lungo naso.
Altre maschere:
RUGANTINO (Lazio)
BEPPE NAVA (Sicilia)
MAMUTHONES (Sardegna)
TARTAGLIA (napoli)
PIERROT
ROSAURA
TABARRINO
SCAPINO
GIANDUIA (Torino)
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